Comune di Coreglia Ligure

Un cittadino illustre: Angelo Noce
 


 
 
       Angelo Noce, nato a Coreglia nel 1847 ed emigrato in America nel 1850 all'età di tre anni, assisté alla lotta dei bianchi contro gli indiani delle Montagne Rocciose e fu uno di quegli italiani che di più contribuirono allo sviluppo civile ed economico del Colorado. Egli spese tutte le sue ricchezze per uno scopo: far riconoscere come festa nazionale degli Stati Uniti la ricorrenza del giorno in cui Cristoforo Colombo sbarcò nel Nuovo Mondo.

       Il Colorado, spaccato in due dalla catena delle Montagne Rocciose, non doveva essere molto diverso, nel 1850, dalle terre scoperte da Cristoforo Colombo e indicate dalle vecchie mappe con la scritta "cannibali". In quell' epoca vi giunse la contadina coregliese Noce col figlio Angelo, un bimbetto di tre anni, per congiungersi col coraggioso marito Giacomo, che li aveva preceduti sfidando la traversata dell'Atlantico, allora avventurosa e interminabile. La regione era stata appena ceduta dal Messico agli Stati Uniti e non erano ancora state scoperte le miniere d'oro, d'argento, piombo e rame, che negli anni successivi dovevano fare di Denver il punto d'incontro dell'afflusso incessante di immigrati europei. Ma Giacomo Noce, il padre di Angelo, per quanto ne sappiamo, non si dedicò all'avventurosa e pericolosa vita del "digging", ossia del cercatore d'oro: o, perlomeno, non volle che il figlio lo imitasse. Angelo infatti fu avviato dal padre contadino al mestiere di tipografo; egli infatti, ancora fanciullo, trovò lavoro in una tipografia di Denver, capoluogo del Colorado, e non abbandonò più questo lavoro. Il giovane Angelo, un ligure serio e tenace, ebbe modo così di assistere all'affermarsi della civiltà. I colonizzatori finirono di avere la meglio sugli indiani Pueblo e trasformarono il Colorado in una regione prospera. In quegli anni non mancarono alcuni italiani che lasciassero ben chiaro il segno della loro intraprendenza e molti sono ancora oggi quelli a cui spetta, per essere andati nel Colorado prima del 1895, il titolo di "pioniere". 

        E chi fece in modo che nessun italiano fosse dimenticato è proprio il coregliese Angelo Noce, che proseguì per tutta la vita la nobile idea di istituire il "Giorno di Colombo".
 

    "Vorrei -scrisse in una lettera datata 1888- che il Governatore del Colorado, anche se di origine francese, comprendesse che il mio ansito di veder ricordato Colombo è dettato da un amore vivo della mia patria lontana, sì, ma da un non meno vivo affetto per il Colorado e che il Genovese è ormai un uomo mondiale ". In un altro scritto, che porta la data del 1896, Angelo Noce dice:" Il Governatore dimostra volontà di appoggiare le richieste del nostro comitato (creato nel frattempo). Se riuscissimo! Sento che Domineddio ha voluto che fossi proprio io, figlio di contadini liguri, un umile strumento perché le benemerenze e le glorie di quel gran Cristiano che fu il nostro Colombo venissero una buona volta riconosciute e il 12 ottobre degnamente celebrato! ".
 
    Ma dovevano passare ancora dieci anni prima che le sue insistenze venissero accolte. Il 12 ottobre del 1907, nel Colorado, si celebrò per la prima volta, in forma ufficialmente riconosciuta, il "Columbus Day", nome proposto dallo stesso Angelo. Ancora lungo doveva però essere il cammino per arrivare all' approvazione della festività in tutti gli stati della federazione, tuttora in vigore come festa nazionale negli Stati Uniti. Egli morì il 6 gennaio 1922, solo e povero, perché ogni sostanza era stata consumata nel perseguire quello che è stato il fine dell' intera sua vita.

    "Qui nacque nel 1847 Angelo Noce, emigrato nel Colorado che ideò, volle ed ottenne il "Columbus Day", per ricordare all'America e al mondo la figura, il nome e l'opera di Cristoforo Colombo" questo c'è scritto sulla targa che fu scoperta il 12 ottobre del 1997 in occasione del 150° anniversario della nascita di Angelo Noce, proprio in località Noziglia, il luogo dove nacque e dal quale egli partì forte di una grande idea e una grande volontà. Questo gruppetto di case, che si trova proprio sul colle più alto di Coreglia, era fino alla metà del secolo scorso raggiungibile solo attraverso una mulattiera di oltre tremila scalini, dove vivevano gli ultimi discendenti di Angelo: era povera gente, che s'ammazzava di lavoro e si nutriva di polenta, latte e castagne, che sperava in un'eredità che però Angelo Noce spese per la realizzazione del suo grande sogno: la celebrazione del Columbus Day.